12/04/2018
Tempo di lettura: 4 min
Adolescenti: giovani sconosciuti o poco ascoltati?

L’adolescenza, lo dicono tutti, per la maggior parte dei giovani non è un periodo facile. Grandi cambiamenti nel corpo, emozioni poco riconoscibili e gestibili, l’idea di essere adultie poter fare di tutto ma in realtà essere ancora dei bambini che hanno bisogno di saldi puntidi riferimento.
L’adolescenza non è una tappa facile nemmeno per i genitori. L’adorato cucciolo sitrasforma in un T-Rex, quel bambino che prima era dolce ed affettuoso diventa scontroso eti evita come fossi la peste.
Le neuroscienze hanno dimostrato che l’adolescenza è un periodo ben più ampio della classica età dei teenagers (dai 13 ai 19 anni): inizia già a partire dai 10 anni (la pre-adolescenza) per arrivare fino ai 25 anni circa. Perchè? Fino a poco tempo fa si credeva che lo sviluppo dell’encefalo fosse pressochè completato all’epoca della scuola materna e quindi i genitori (e la ricerca) hanno investito tempo ed energie per stimolare i propri figli entro i 6 anni di vita, convinti che poi non si potesse più fare nulla. Le recenti scoperte della neuroscienza e della neuropsicologia hanno dimostrato invece che il cervello è plastico e sitrasforma fino a tarda età, ma nel periodo dell’adolescenza
“il cervello è un organo meraviglioso, soggetto a titanicistimoli e capace di incredibili operazioni di apprendimento”
come sostiene la neuropsichiatra Frances E. Jonson nel suo libro “Il cervello degli adolescenti”. E’ necessario, quindi, imparare a leggere i comportamenti degli adolescenti non partendo dall’assunto che ormai sono grandi ma che siamo di fronte a persone con un cervello in evoluzione e formazione e che quindi, anche a livello neurologico sono sottoposte a continui stimoli eccitatori e inibitori. Solo così potremmo capire certi comportamenti apparentemente strani o che stupiscono e sconcertano i genitori. Quante volte ci siamo trovati a pensare “Perchè l’ha fatto?”; “Dove ho sbagliato?” “Da lui non me lo sarei mai aspettato…” solo per citare gli interrogativi più comuni.
Come dice la Jonson nel libro già citato
E’ la sostanza neurochimica che ci fa dire “devo assolutamente avere questa cosa […] più si libera dopamina nel cervello, più si attivano i circuiti della gratificazione, e più si attivano questi circuiti, più grande è il desiderio.[…] Il cervello dei ragazzi ha più sinapsi eccitatorie che inibitorie e l’eccitazione è un elemento chiave dell’apprendimento. […] I ragazzi sono diversi a causa del loro cervello e, in particolare a causa di due insoliti aspetti del cervello a quello stadio di sviluppo. Nell’adolescenza l’encefalo è a un tempo più potente e più vulnerabile che in qualsiasi altro periodo della vita. Proprio nel momento in cui si imparano le cose più in fretta, il cervello elimina sostanza grigia e perde neuroni per strada
Solo se ascoltiamo e guardiamo i nostri giovani partendo da questi presupposti, potremoimparare a ridurre il divario di incomunicabilità che a volte ci separa.
Ma come concretamente fare?
Un recente sondaggio rivolto a più di 3500 giovani tra i 15 e i 19 anni condotto in occasionedel recente Festival dei Giovani organizzato a Gaeta e in svolgimento in questi giorni, ha dimostrato che il 49,2% degli intervistati ha affermato di non sentirsi accolto e che nessunogli ha mai chiesto se fosse felice. Inoltre un ragazzo su due afferma di non sentirsi ascoltato dagli adulti, e che a supplire al loro ruolo sono gli amici (31,3%). Conoscono la solitudine gli adolescenti, ma non sanno come affrontarla visto che il 46,2% dice di non avere nessuno con cui parlarne e che il 23,7% non ha fiducia in sé. (fonte La Stampa 10/04/2018).
Sono dati che fanno riflettere…tutti indistintamente: genitori, insegnanti, educatori e adulti ingenere.
I giovani hanno prima di tutto bisogno di essere ascoltati e visti. Impariamo a guardarli con iloro occhi e non con i nostri. Esercitiamo l’empatia, assimiliamo il loro linguaggio e sospendiamo il giudizio. Mettersi nei panni di, o esercitare la seconda posizione percettiva sono tutti strumenti che ci aiutano a entrare in contatto con i nostri giovani. Basta giudizi, basta dogmatismi e censure; basta ergersi a detentori del pensiero giusto…sono tutti comportamenti che allontanerebbero chiunque, figuriamoci chi è ancora “in formazione” e sta cercando di capire chi è e che cosa fare nella vita.
Un percorso di counseling può completare la formazione degli operatori ma anche di genitori che vogliano imparare un nuovo modo di approcciarsi alle persone (anche ai proprifigli), nuovi comportamenti e nuovi atteggiamenti dove la sospensione del giudizio, l’accettazione incondizionata e l’empatia diventano gli strumenti per entrare in relazione congli altri. Un percorso poco veloce ma per questo più semplice: piccoli passi per un allenamento costante ed efficace.
Se invece vuoi provare con qualcosa di più immediato, il 5 maggio vieni a conoscere il Coaching Game, un gioco facile, nuovo e inaspettato che puoi utilizzare con i giovani per aumentare il dialogo e facilitare la conversazione sui loro vissuti e le loro emozioni. Se vuoi approfondire chiamaci allo 026615471
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